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Anche per il 2016, il monitoraggio sulle convalide delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali, condotto a livello nazionale dall’Ispettorato nazionale del lavoro, ha confermato che le lavoratrici madri (nel 79% dei casi, su n. 37.738 dimissioni/risoluzioni totali) sono più penalizzate rispetto ai colleghi maschi.
Le motivazioni prevalenti che hanno portato le lavoratrici madri a lasciare il lavoro sono:
- la mancanza di parenti di supporto per le cure al neonato,
- il mancato accoglimento al nido,
- il passaggio ad altra azienda,
- l’organizzazione del lavoro inconciliabile con la cura dei figli,
- l'elevata incidenza dei costi per l'assistenza del neonato,
- la mancata concessione del part-time/orario flessibile.
Escluso il passaggio ad altra azienda, che interessa in misura consistente anche i lavoratori padri, tutte le altre motivazioni riguardano le donne che sono chiamate a conciliare le cure dei figli con la vita lavorativa.
Inoltre, il monitoraggio evidenzia come siano state maggiormente coinvolte le donne con una limitata anzianità di servizio (nell'87% dei casi), giovani (nel 56% dei casi, di età dai 26 a 35), occupate in piccole aziende (nel 54% dei casi, in imprese con meno di 15 dipendenti) e con la qualifica di operaia e di impiegata.
E' questo il quadro che emerge dal monitoraggio annuale dell'Ispettorato nazionale del lavoro in materia di convalide delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, anno 2016, presentato in occasione di un incontro organizzato dalla Consigliera nazionale di parità,  il 28 giugno scorso, a Roma, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

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